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Devo ammetterlo, ho la tendenza ad aggiornarmi con un po’ di lentezza. Ma non tanta…solo un anno e qualche mese…

Ho scoperto infatti solo ora che l’uomo d’affari e scrittore Russell Edwards dopo anni di ricerche pare abbia fatto luce sull’identità di Jack lo Squartatore, un mistero rimasto irrisolto da più di 100 anni e ne abbia ricavato un libro dal titolo “Naming Jack the Ripper”. Quanto al successo non ho dubbi, infatti la storia di Jack continua ad appassionare, forse perché è stato il primo serial killer documentato, forse per la morbosità legata alla professione delle vittime e allo scempio che ne veniva fatto, forse per l’impossibilità di attribuire un volto al mostro.

Io stessa ne sono stata avvolta: accadde nel 1998, quando in un indimenticabile viaggio a Londra con la nostra Presidentessa Elisa Malcontenta e altre due sventurate amiche ho visitato il London Dungeon il museo delle cere degli orrori. Naturalmente Jack the Ripper ne era la principale attrazione.

Riassumendo la triste vicenda, Jack è l’appellativo attribuito ad un serial killer operante sul finire del XIX secolo che uccise e mutilò 5 (accertate) prostitute (non entro approfonditamente nella descrizione degli omicidi). Le indagini purtroppo non portarono ad una conclusione ma numerose furono le ipotesi; si parlò di un chirurgo per la perizia delle incisioni e addirittura di un membro della famiglia reale.

Il signor Russell Edwards, dichiarandosi un “detective della domenica” (e, lasciatemelo dire, un soggetto dotato di un discreto delirio di onnipotenza) ha dichiarato di essere venuto in possesso di uno scialle appartenuto ad una delle vittime che riportava ancora tracce biologiche dell’assassino e grazie alla comparazione con il DNA dei discendenti dei principali presunti colpevoli indicati da Scotland Yard è stato possibile dare finalmente un nome a Jack: si trattava di Aaaron Kominski, un barbiere polacco di 23 anni  che viveva con la sua famiglia a Whitechapel, teatro degli omicidi, che provava secondo gli investigatori “un profondo odio nei confronti delle donne e forti tendenze omicide” e che morì in un manicomio nel 1919.

Come prevedibile il Mondo Scientifico è intervenuto a confutare l’ipotesi demolendo le assunzioni poste dalle indagini forensi profumatamente sponsorizzate da Mr. Edwards. In ogni caso le informazioni diffuse, a quanto mi è parso di capire, non saranno riportate in pubblicazioni sottoposte a peer review o in altri documenti ufficiali ma sono contenute soltanto nel libro in questione. Ma…chi avrà ragione? …quasi quasi preferisco rimanere ancora nel mistero…

BIBLIOGRAFIA:
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Russell Edwards, <a rel=”nofollow” href=”https://www.amazon.it/gp/product/B01K3JCJBU/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=B01K3JCJBU&linkCode=as2&tag=liballpol-21″>Naming Jack the Ripper by Russell Edwards (2014-09-09)</a><img src=”http://ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=liballpol-21&l=as2&o=29&a=B01K3JCJBU&#8221; width=”1″ height=”1″ border=”0″ alt=”” style=”border:none !important; margin:0px !important;” />

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