J. COE, LA CASA DEL SONNO
05.04.2016

Il primo verbale che carico direttamente su LAP. E riguarda un libro che non ho letto.

Sì, perché per chi non lo sapesse (mi rivolgo alle tre o quattro persone che seguono questo giovine blog), io redigo i verbali delle riunioni del Circolo del martedì. Mi piace prendere nota di ciò che dicono i miei soci e rielaborarne la forma affinché ne resti imperitura traccia ad uso et diletto dei posteri. Insomma, li spio e spiffero tutto sull’Internet (col loro consenso, eh!).

Stavolta la seduta si apre in numero ridotto, con un sottofondo di ottoni in sordina proveniente dalla sala sovrastante, che infonde un salutare misto di solennità e disagio al nostro abituale convegno. Riflettiamo brevemente sullo stato organizzativo dei nostri eventi pubblici passati e futuri, giurando all’unanimità che mai più accetteremo di svolgerli in sottotetti, soffitte, cantine, sgabuzzini, tombini, retrobottega,loculi, discariche o servizi igienici. Solo locali abitabili. Al grido renèferrettiano “Qualità!” procediamo verso il nucleo del confronto.

Il mio devastante senso di colpa per non avere nemmeno aperto il libro del mese viene immediatamente mitigato dalla Nostra Chiarissima Presidentessa, che apre la discussione con un sintetico “Parlate, perché io non l’ho letto”. Grazie, Altezza. Manuela esordisce, dichiarando il suo entusiasmo per questo romanzo che l’ha accompagnata in un viaggio di lavoro. “Ho amato la costruzione del racconto, l’alternanza tra capitoli che oscillano tra decenni diversi; mi ha colpito il personaggio di Robert, il mio preferito. Non credo sia un caso che il libro si concluda con la frase ‘Sono io, Robert’. Dopo un processo di annullamento di sé come il suo, una dimostrazione assoluta delle vie estreme che si possono percorrere a partire dall’attrazione per una persona, è come se ritrovasse la propria identità in questa dichiarazione simbolica”. “Le ultime pagine sono splendide” concorda Emilio “Robert – o Chloe – ritrova effettivamente la sua indipendenza”. “Devo ammettere di avere iniziato la lettura un po’ prevenuta” interviene Francesca, la nostra fulgida rappresentante nell’Italia centrale “Credevo di trovarmi tra le mani un libro complicato, cervellotico, invece mi ha appassionato tanto. Leggerlo durante le pause di un turno di notte, poi, è particolarmente consigliabile, dato l’argomento e l’atmosfera”. “Fluente e scorrevole” concorda Giulia. Manuela continua “L’ho letto come storia di un viaggio interiore, un ritorno all’identità originaria, ai sentimenti che Robert provava al principio”; Anastasia riflette “La storia di Sarah e Robert trascende ogni etichetta e identificazione di orientamento e identità sessuale; è semplicemente amore tra persone. Inoltre il discorso sul sonno passa quasi in secondo piano tra tutti gli altri argomenti profondi e le storie individuali dei personaggi, da capire e analizzare”. “Sì” asserisce Chiara “Il sonno li accomuna e li lega, ma non è il reale protagonista”. “Mi pare che Sarah sia l’unica a non subirlo, questo sonno” ipotizza ancora Manuela “Gli altri lo vivono in modo morboso, alternando estremi opposti, dall’assoluta insonnia alla letargia; soltanto lei, con i suoi bizzarri sogni e la confusione che generano nella sua realtà, accetta il suo disturbo senza opporre troppe resistenze”. Francesca ci ricorda la digressione sulla psicanalisi: “L’ho trovata molto divertente”. E così anche Chiara.

Sara M, come la sua omonima di Coe, ha una caratteristica particolare: non so se abbia strane visioni notturne, ma di una cosa sono certa, e ogni verbale che scrivo conferma la mia teoria: lei nota particolari importanti dei libri che leggiamo; dettagli che a molti altri sfuggono. E i suoi brevi interventi sono la nostra personale punteggiatura; piccoli segni potenti che possono dare alla discussione svolte repentine e importanti. Dighe e argini in un flusso di parole; non se ne nota sempre la presenza, eppure ci preservano dalle alluvioni. È lei a parlarci di Ruby. “All’inizio della storia è una bambina” dice “Ma alla fine è lei a capire veramente, a comprendere le situazioni degli altri personaggi”. “Sì, è quasi un deus ex machina, un elemento funzionale al di sopra delle strutture del racconto” contina Emilio. Anastasia ritiene che sembri quasi un personaggio immaginato da qualcun altro nella storia, in un gioco di visioni ambigue che confondono i piani di realtà e illusione. Di sicuro questa misteriosa Ruby è uno dei motivi principali per cui giuro che leggerò La casa del sonno. Ed ecco che mi distraggo! In primavera mi succede spesso, e quest’anno più che mai. Insomma alzo gli occhi un momento, e i miei amatissimi soci hanno già fatto in tempo a lanciarsi in una delle loro libere digressioni che renderebbero fieri Tzara e Breton. Capto alcuni argomenti, che qui riporto:

  • Fantasmi
  • Gente che cammina nel fosso a bordo strada alla mattina presto
  • Camioncini della Chiesa Pentecostale parcheggiati ovunque in quartiere Lubiana – S. Lazzaro
  • Sogni premonitori
  • Guarigioni a distanza, esoterismo, conflitto tra scettici e possibilisti.

Mi piacciono questi momenti; ma nel pieno di un accalorato confronto sull’ultimo tema, Emilio mi scuote dal mio torpore. “ZACCA!” “Comandi” “Sia messo a verbale che io non credo in niente e sto bene così”. Sappiate quindi che

Emilio non crede in niente, e sta bene così.

Manuela intuisce una possibile realtà intradiegetica negli effetti che le visioni di Sarah hanno sul mondo che la circonda. Secondo Enrico è un’interpretazione non improbabile. “Il libro è fondato interamente su una concezione non lineare del tempo, che potrebbe contemplare anche effetti concreti della premonizione e dell’azione a distanza. Ma i sogni di Sarah non sono premonizioni; lei si limita a confonderli con la realtà”. “Una realtà che tende a riprendere alcune delle sue verità sognate” replica Manuela. “Ritrovo anche il tema del delirio a due” va avanti Enrico “Come Sarah, nemmeno Robert percepisce con assoluta chiarezza i confini tra verità e immaginazione; il destino, la decisione che li lega diventa determinante con il progredire della loro follia condivisa, con il suo annullarsi nella volontà di lei”. “Lui cambia sesso perché è l’unico modo per essere amato da lei; per diventare la gemella che lei aveva sognato, per dare un effetto reale a ciò che lei desidera” dichiara Francesca. “Io invece ritengo che Robert abbia maturato una scelta così radicale indipendentemente dai suoi sentimenti per Sarah. Le conseguenze del loro rapporto e la sua soddisfazione finale dimostrano che la sua intenzione prescindeva da quella specifica relazione così ossessiva. L’ossessione stessa non può essere completamente condivisa; è un fatto che riguarda generalmente il singolo”.

La saggia Chiara non si smentisce e, dopo minuti di ponderoso silenzio, ci dà la sua interpretazione: “L’ho letto come un libro satirico, almeno in parte; è divertente; il personaggio del dottore è una macchietta, quasi una caricatura.” “Un personaggio estremamente caratteristico” chiosa Giulia.

Anastasia nota l’ampia presenza di riferimenti cinematografici. “È interessante in un libro sul sonno” interviene Enrico “Il cinema viene interpretato come sostituto collettivo ed elaborato dei sogni, come grande illusione, e il libro stesso oscilla tra diverse interpretazioni possibili, e finisce in maniera ambigua, presenta punti di vista molteplici, come se il lettore oscillasse anche lui tra sonno e veglia, tra ‘film’, illusione e realtà”. “Anche l’ossessione per il cinema ha risvolti tragicomici” constata Chiara.

Momento di silenzio.

Giulia pone il domandone fondamentale: “Ma che ci trovano poi tutti, in ‘sta Sarah?”

Emilio crede che nel sonetto che Robert le dedica ci sia la chiave del significato più profondo del loro rapporto, del fatto che lui riconosca la malattia di lei e la individui come parte della sua unicità. “Il suo amore per lei è cieco, assoluto” ritiene Giulia. Secondo Manuela il rapporto tra i due è profondo anche in virtù degli avvenimenti che attraversano insieme: “Lui riconosce la malattia di lei, lei segue il percorso di trasformazione di lui”. “Mentre Veronica tratta Sarah semplicemente come una persona debole da manipolare” aggiunge Giulia.”Sarah ha un animo fragile, emotivo, viene facilmente ferita; anche le sue convinzioni politiche degli anni dell’università, mostrate e confermate con tanta forza, sembrano fare parte di un suo sistema difensivo. Veronica riconosce la sua natura delicata e tende a dominarla”. Insomma, mi pare proprio che qui si faccia il tifo per Robert. Il circolo è anche questo: shippare fortissimo i personaggi. “Veronica è vagamente superficiale” concorda Chiara “Non dà alcun peso alla sua interiorità, fino a compiere il gesto estremo”.

Si continua a ragionare dei personaggi, delle loro motivazioni, del rapporto che intercorre tra realtà fisica, illusione onirica, cinema e finizione; una lunga, lunga discussione punteggiata di chiose linguistiche e piccoli dibattiti sulla definizione delle parole. L’aria si riscalda. Il mio polso duole. Mi sento un sacco un monaco medievale tipo “Nome della rosa” quando scrivo “Il mio polso duole”. Duole un sacco, in effetti.

Piano piano ci appropinquiamo alla conclusione; ci rivedremo il mese prossimo in compagnia del caro William Shakespeare.

Sentite e calorose congratulazioni a una delle assenti di questa riunione, giustificata per spossatezza dovuta a un sudato e certamente meritato successo universitario.

Domandando perdono per le eventuali omissioni, confusioni e sbrodeghezzi saluto e riverisco i miei Soci e lettori adoratissimi con immutato affetto e granitica lealtà,

in fede la vostra umilissima ancella

Marian Zakka Mosnikoff

BIBLIOGRAFIA:
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Jonathan Coe, <a rel=”nofollow” href=”https://www.amazon.it/gp/product/8807881403/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8807881403&linkCode=as2&tag=liballpol-21″>La casa del sonno</a><img src=”http://ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=liballpol-21&l=as2&o=29&a=8807881403&#8243; width=”1″ height=”1″ border=”0″ alt=”” style=”border:none !important; margin:0px !important;” />, Feltrinelli

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