Non vedevo l’ora di scrivere questo post. Aspettavo il via libera dai miei soci come un fanciullo anelante che brama i regali di Natale. Per introdurre l’argomento, però, devo confessarvi un mio vizio: come sapete, al Circolo abbiamo un bellissimo vaso nel quale introduciamo le nostre proposte di lettura: quando la mia ruvida manaccia allunga un bigliettino in questo arcano sacello, immancabilmente tutti assumono un’espressione tesa e preoccupata, come dei gatti lasciati sul balcone la notte di Capodanno.

Perché lo fanno? Perché ormai mi conoscono.

Hanno torto? No. Loro sanno che a volte le mie inclinazioni di lettrice mi conducono verso lidi di inusitata assurdità. Sanno della mia compulsione a sfogliare e leggere libri improbabili, palesemente brutti o sconclusionati, raccolte di poesie grottesche, equivoci capolavori di comicità inconsapevole, o talvolta inaspettate, vere perle. Io sono quella che in libreria a un certo punto dà di gomito al compare e scheggia verso gli scaffali “esoterismo” o “Letteratura rosa” esclamando “Bene, adesso apriamo un bel libro dimmerda!” con una strana luce negli occhi. Qualcuno addirittura mi fomenta, regalandomi apposta abomini, mostri, o semplicemente stranezze.

Quest’oggi, quindi, vi voglio presentare alcuni campioni del mio freak show, le immortali opere che mi colmano di orgoglio e mi fanno sentire una vera regina del what the fuck.  Un mio amico molto intelligente e cattolico dice che l’Internet è come il paradiso e l’inferno: c’è sempre spazio. Anche per questa roba.

 

1 – Elenco analitico dei Cornuti (Charles Fourier, 1865)

fourier

Per cominciare, una stranezza bella ed elevata. Di quelle che alla prima occhiata il titolo ti fa pensare “Ah, qui c’è del trash”, poi invece guardi e scopri che è Charles Fourier. Quello del falansterio. Quel socialista utopista visionario, femminista a sua insaputa, che a occhi contemporanei non può che apparire anche un pò hippie. Era convinto che il matrimonio fosse un’istituzione oppressiva per le donne, sottomesse alla volontà dei mariti, e per gli uomini su cui gravava tutta la responsabilità materiale della famiglia. In questo brevissimo scritto satirico traccia una vera e propria tassonomia delle tipologie di mariti traditi, non per sbeffeggiarne le consorti fedifraghe ma per sottolineare l’inadeguatezza del modo di vivere il SacroVincolo® nel XIX secolo. E sinceramente mi ha fatto schiantare dal ridere, oggi, 150 anni dopo. I miei preferiti sono il cornuto derelitto, il cornuto arrabbiato, posseduto o maledetto e il cornuto portabandiera. Bastano i nomi, il resto leggetelo.

2 – L’urlo ovunque (Bruno Tanzi, 1985)

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L’ho trovato nel mio mercatino dell’usato preferito, quello dove sono fiera di aver lavorato per due anni (forse è lì che ho sviluppato la patologia dei libri assurdi. Se condividete questo mio quadro clinico e siete di Parma fateci un giro, sta in via Cremonese di fianco alla clinica veterinaria. Soddisfazione assicurata). Si tratta di una raccolta delle poesie più orripilanti che la mente umana abbia mai concepito. Ma roba che la poesia vogoniana di Guida galattica in confronto è Ariosto. Fa parte di quella sparuta categoria di libri che apro e poi compro espressamente perché fanno schifo. Parlarne è quasi inutile, citarne un frammento è doveroso e sufficiente per comprendere:

“Il RANTOLO DEL TRACHEOTOMIZZATO

L’afa di agosto / di questo agosto / addensa sulla Laguna / umidori cremosi / permeati di vellutati fetori / ribollenti / dai canali della Serenissima / tracimanti / lordure putrescenti / incanalate / poi refluenti … “

L’argomento, il titolo, la maestria che il Tanzi riversa nel praticare lo stile metrico del vado a capo ad minchiam perché sono un postfuturista tormentato figo yeah. Le lordure putrescenti. Sono commossa. Butto via il Canzoniere di Petrarca, basta, da oggi solo Bruno. Ah, tutti i componimenti parlano solo di aborti, malattie, disgrazie, sale operatorie, morti premature, ascessi e file al pronto soccorso in estate con quarantadue all’ombra. Più o meno è come chiacchierare con le amiche di mia nonna, con la differenza che loro non hanno la pretesa di essere grandi poetesse.

3 – Angeli in astronave (Giorgio Dibitonto, 1983)

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E occhio che qui tocchiamo vette inesplorate. Questo fu un apprezzatissimo regalo di compleanno da parte di due dei miei amici fomentatori prediletti. Sappiate che sul retro c’è scritto Tutto ciò che è descritto in questo libro è realmente avvenuto. Ora, il Dibitonto narra in questa strabiliante testimonianza la sua personale epopea mistico – spaziale: si inizia con l’apparizione notturna dell’arcangelo Raffaele che lo invita a recarsi a Finale Ligure (sic), ove il prescelto avrà modo di visitare l’astronave degli angeli (ri-sic) e di apprendere come in realtà gli Ufo siano tutti veicoli pilotati da creature aliene superiori inviate dal Padreterno spaziale a redimere e aiutare i terrestri in difficoltà. Gli arcangeli indossano tutine argentate attillate. Dibitonto si presenta all’appuntamento con le intelligenze celesti sulla Fiat 500. Spoiler: alla fine non si capisce se gli alieni sono angeli o se gli angeli sono alieni. Voglio Dibitonto da Marzullo STANOTTE. Esoterismo kitsch, irrimediabilmente anni ’80, ma ricco di tenerezza, follia e buoni sentimenti. A un certo punto credo gli lascino persino fare un giretto guidando il disco volante. Cucciolo.

4 – Il Paradiso degli Uragani (Patrick Grainville, 1986)

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Ed eccolo, finalmente, l’ultimo dei miei tesori, il mio preferito. Sempre al mercatino. Sempre in prima linea a raccogliere questi splendori. La prima volta che l’ho preso in mano pensavo parlasse effettivamente di uragani, mi aspettavo un libro di avventure sul mare, cose così. Invece parla praticamente solo di culi per quattrocento pagine. Da allora quando vedo la copertina di un libro erotico con un paio di chiappe, mi aspetto che invece sia un trattato di meteorologia. No, seriamente, è un romanzo incredibile. Grainville ha una ricchezza lessicale invidiabile, e riesce a descrivere atmosfere sordide e decadenti che a tratti risultano perfino intriganti. Il suo problema è che impone uno stile barocco, ridondante e dannunziano a una trama inesistente; è un libro costituito per il 90% da aggettivi, metafore e avverbi attribuiti allo stesso soggetto: i culi. Giuro. Ho contato le volte che scrive “natiche” in ogni pagina. Non avevo mai riso così tanto in vita mia. A Natiche sorde all’epopea umana stavo soffocando. E l’ho letto in ferie su una spiaggia di nudisti, che è un po’ come leggere Anna Karenina in treno. Il protagonista è un pomposo e pedante professore di liceo originario di Le Havre con degli enormi problemi di satiriasi (si abbarbica a tutto ciò che respira) e di solitudine (ha varie amanti, ma si ritrova sovente a parlare con la sua iguana e con la sua collezione di statuette – tra le quali una viene da lui ribattezzata, ovviamente, Palle e Chiappe). Fossi un editore, lo ristamperei immediatamente. Con il sottotitolo Gabriele D’Annunzio incontra Carlo Vanzina. Consigliatissimo.

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Dài, un uomo che riesce a chiamare un culo Fiocchi di Tolstoj merita una standing ovation.

A presto, miei cari, sinceramente vostra

Marian Zakka Mosnikoff

BIBLIOGRAFIA:
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