Hemingway beveva. E tanto. Non so se beveva anche bene, perché quando bevi tanto spesso vai un po’ a rudo, ma lasciò tracce di alcool nella sua vita e nei suoi scritti.
In una lettera al critico russo Ivan Kashkin scrisse:
“Bevo da quando avevo quindici anni e poche cose mi hanno dato più piacere. Quando lavori duro tutto il giorno con la testa e sai che il giorno dopo devi lavorare ancora cos’altro può cambiare le tue idee e indirizzarle su un altro piano se non il whisky? Quando hai freddo e sei zuppo, cosa può riscaldarti? Prima di un attacco chi può indicare una cosa capace di darti il momentaneo benessere che ti da il rum?”

hemingway
per me, una delle immagini più belle di Hemingway
Hemingway si trovava a Cuba per scrivere il Vecchio e Il Mare. In realtà Hemingway andava e tornava da Cuba a suo piacimento: li aveva una casa, una barca (il Pilar) e tanti amici. Nella sua vita vagabonda e narcisista, sempre alla ricerca di avventure al limite della sicurezza personale, alla fine tornava sempre lì, a Cuba.
A l’Habana, frequentava ogni giorno La Bodeguita del Medio, un bar ristorante ancora attivo, storicamente frequentato da personaggi famosi che tramite foto, scritte sui muri, oggettistica varia hanno lasciato una traccia del loro passaggio. Oltre a Hemingway, anche Neruda e Salvador Allende. Sulla parete spicca proprio questa frase di Hemingway in inglese:
hemingway bodeguita
“my Mojito in La Bodeguita, my Daiquiri in La Floridita”

 

 

Ogni mattina il buon Ernest si sedeva nella Bodeguita e si faceva il suo Mojito. Tanto che spesso si tende a dire che sia stato proprio lui “l’inventore” del Mojito.
In realtà, il famoso cocktail ha origini ben più antiche, che addirittura risalgono alla fine del  ‘500 e alle navigazioni di Sir Francis Drake, noto storicamente come corsaro al soldo della corona inglese.
Mentre veleggiava nei Caraibi, il suo equipaggio si preparò a saccheggiare l’Avana. Ma nell’attesa iniziò ad essere decimato da epidemie tra le quali quella dello scorbuto. Alcuni marinai scesero per chiedere agli indigeni alcuni rimedi a loro popolari, e ritornarono sulla nave con del lime (che già di per sè sarebbe stato sufficiente per curare la malattia, grazie alla vitamina C), e aguardiente de cana (un distillato che è praticamente il nonno del rum come lo conosciamo oggi). Bevanda a quanto pare miracolosa per contrastare le epidemie, ma talmente brusca da doverci aggiungere dello zucchero di canna e della yerbabuena per renderla almeno bevibile.
Dobbiamo aspettare metà ‘800 e il buon signor Don Facundo Bacardi perché la ricetta cambi in qualcosa che somigli a quello che beviamo noi oggi poiché sostituì il distillato con del vero e proprio rum. E va da sé che anche il nome cambiò, da El Draque a Mojito. La cui origine (del nome, intendo) è un po’ confusa; ci sono diverse teorie ma a me piace pensare a quella più fantasiosa e speciale, che vuole la parola Mojito derivare da “mojo” che nella Santeria e nel VooDoo significa “incantesimo, sortilegio“.
E quindi, il nostro amato scrittore tutte le mattine andava là per iniziare bene la giornata e iniziare a darle un senso. Legando la sua immagine a Cuba e al Mojito, di cui amava una variante: al rum bianco, voleva aggiunto del rum scuro, quello più invecchiato, che rendeva il tutto un po’ più dolce.
a tavola
Craigh Boret, A tavola con Hemingway, ed, Castelvecchi, 2013, pg 224, e.17.50
In realtà, sfogliando il libro di Craigh Boreth “A TAVOLA CON HEMINGWAY” ed. Castelvecchi, pare che Hemingway alla Bodeguita non ci abbia mai messo piede. Addirittura forse nel 1946 era ancora solo uno spaccio di alcolici e non un locale, che però usò la famosa frase di Hemingway impressa sul cartello per farsi un po’ di pubblicità.
E dice che se proprio dobbiamo affiancare un cocktail al nostro scrittore questo è il Daiquiri, che soleva bere al Floridita (sempre a l’Habana)e che davvero, in questo caso, aiutò a perfezionare la ricetta. Lo scrittore americano vi apportò due semplici cambiamenti. Il primo consisteva nell’eliminare lo zucchero, che non amava nei drink, dal Daiquiri. Il secondo, per risparmiare tempo e fatica quando beveva, nell’ordinarli doppi. e prese il nome di Papa Doble.
Spesso Hemingway beveva una dozzina di questi elisir in una sola seduta. La leggenda  che una volta abbia bevuto sedici Papa Doble in una sola sessione al Floridita.
hemingway al floridita
statua in bronzo di Hemingway al Floridita, dal lato sinistro del bancone dove, si dice, soleva sedersi.
Annunci