Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la dritta via era smarrita

 

Dante Alighieri inizia così la Divina Commedia. Ma io sono convinta che non voglia tanto introdurre il suo viaggio all’Inferno quanto lo spaesamento psicologico e spirituale di un lettore che si trova ad avere il blocco.
Ci ho messo un po’ a scrivere questo post, perché per me è proprio stata una cosa sofferta “entro il cuore e l’anima“. Ho sempre pensato di esserne immune, eppure ha colpito pure me. Io, lettrice con una media di 50-60 libri all’anno; io, che leggo classici da quando ho 8 anni; io, che ho sempre un libro in borsa perché non si sa mai; ci sono capitata dentro a piedi pari. Oddio forse i prodromi c’erano da tempo e avrei dovuto riconoscerli, però giustificavo il tutto con l’avere poco tempo soprattutto dopo la nascita di mio figlio. Perché la voglia quella c’era sempre: leggere era sempre il mio pensiero costante e il momento quotidiano tanto anelato era la sera a letto col libro. Non voglio spaventarvi ma non posso indorarvi la pillola, non posso dirvi che sia come il parto che si va bene è dolore ma poi te lo scordi. No, questo è terribile, è come un’attacco di panico prolungato nel tempo, uno spaesamento deprimente che non ti molla, una landa desolata dalla quale non sai uscire…mi è durato un anno e mezzo. Sì. Un anno e mezzo senza finire un libro o senza andare oltre le prime pagine. Un anno e mezzo senza sentire quella magia che scatta automatica quando inizia a leggere un libro fantastico. Decisamente una delle cose più mortifere che mi sia capitato. Così dopo aver invocato gli dei, bestemmiato i santi, pianto fiumi di lacrime e strappati gli ultimi capelli ho pensato che, prima di rivolgermi ad uno esorcista, potevo cercare di interrogarmi e di capire.

Trovo che il tutto sia ben esplicato in questa immagine:
blocco5

Leggere è diventato uno stress, qualcosa che va pianificato, che va organizzato. Il famoso sito Bookriot dice:”siediti e leggi”… si va bene, la fiera del qualunquismo. Intanto bisogna trovare tempo per leggere. Poi saper scegliere il libro, perché se sbagli a infilare l’ennesimo libro il gorgo nero ti inghiotte ancora un po’.  Leggere è un’attività solitaria che richiede tempo e dedizione. A me personalmente non ha aiutato avere i libri mensili del nostro circolo da leggere. Intendiamoci, il Circolo lo amo, ma è proprio una presa di posizione caratteriale la mia; nel momento in cui una cosa la devo fare per forza mi scatta la ribellione, pure nei libri. Il blocco del lettore, per chi l’ha provato, è una cosa terribile, cosi ho chiesto ad amici, membri del circolo, librari entusiasti e questi sono i rimedi che mi hanno propinato:

fai altro”…che cazzo vuol dire fai altro quando il mio altro quotidiano è sempre stato leggere da che ne ho memoria?

rileggi qualcosa che hai amato”. Infattibile. Ora, con tutta la buona volontà, io rileggo solo 3 libri ogni tanto (e si, lo so, sono di una monotonia quasi esagerata): Jane Eyre, Orgoglio e Pregiudizio, Persuasione, Anna Karenina, Madame Bovary. Ma li rileggo come prassi quando ho bisogno che mi parlino in determinati momenti di vita. E poi dai, già il tempo è poco, figurati se perdo tempo a rileggermi la libreria intera.

cambia formato” ma cristo santo leggo già in tutti i formati possibili, cartacei, ebook, etichette del bagnoschiuma sotto la doccia e inci della crema idratante al cesso…non so, cosa altro dovrei provare? Forse leggere la busta delle cipolle appesa a testa in giù.

Però con tanta pazienza e un po’ di vaselina credo proprio di esserne uscita. Un anno e mezzo ci ho messo ma vi dico quello che ha funzionato per me: cambiare genere. E aspettare una sdraio in spiaggia sotto l’ombrellone. E la fortuna (perché credo di questo si tratti, fortuna) di avere imbroccato il libro giusto che già dall’inizio mi ha fatto capire che forse…si, forse ce la stavo facendo . Con titubanza e poi via via sempre più di sicurezza vedevo che mi stavo riappassionando ad una lettura, che avevo voglia di trovare del tempo per riattaccarmi al kindle ma soprattutto due cose: volevo sapere come andava a finire; e mi faceva veramente ridere. Mi dava leggerezza in un momento pesante, con risate intelligenti e un’ironia non scontata . I saggi dicono che grandi cose si preparano per chi sa osare;  in psicologia si caldeggia continuamente il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort, e vedere che cosa si prepara per te. E penso proprio che con i libri sia così. Io fissata coi mattoni classici (proprio per piacere di lettura, non per essere snob), coi libri di genere, coi saggi critici letterari ho trovato nuovo vigore leggendo i libri di Gianluca Morozzi. Morozzi già come autore lo conoscevo per “Nati per Rincorrere” per ovvia appartenenza springsteeniana e perché l’ho sempre sentito nominare come autore di culto, ma a parte il suddetto libro sempre snobbato intanto perché italiano contemporaneo e poi per mancanza di tempo. Il tempo è sempre meno per leggere quindi devo ottimizzarlo, mi dicevo, e poi ad essere sincera sono una di quelle traumatizzate dalla lettura di Oceano Mare di Baricco che è riuscito, se possibile, a crearmi il panico su tutti gli scrittori contemporanei italiani. Così’ in questo mio inferno personale di lettore “alla catena” ho deciso che sì, era ora di uscire dalla mia zona di comfort libraria, e approcciare nuovi orizzonti. A lui sono seguiti De Silva, Mario Ferraguti, Fabio Genovesi, e ora mi scopro ad andare in libreria sperando di scovare un altro contemporaneo italiano. Robe dall’altro mondo per me! E non ringrazierò mai abbastanza Morozzi perché inconsapevolmente è merito suo se ora sono tornata la lettrice che ero…certo, sempre con la paura che il blocco sia sempre lì dietro l’angolo a cercare di rapirmi, ma molto più spensierata. E cosa abbiamo imparato anche stavolta? Che leggere e il modo in cui siapproccia alla tua lettura è una metafora della vita. Uscite dalla vostra zona di comfort, perché grandi cose si preparano per voi.

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Baci ai pupi.

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