Se non hai groupie intorno vuol dire che non stai facendo sul serio” (Frank Zappa)

Fin dalla sua apparizione il rock è stato oggetto di discussione e di analisi, perchè da subito rappresentò un fenomeno sociologico di massa. Non era solo una forma di espressione artistica ma anche una forma di rivoluzione culturale che passava anche dalla rivoluzione sessuale. Il musicista diventa una rockstar, con le sue disgrazie e i suoi eccessi, diventano idoli giovanili “ciarlatani o poeti che siano”. E diventa mitico anche tutto l’ambiente che gravita loro intorno: concerti, alberghi, droga, roadie, manager e … le groupie!

Il termine Groupie (da GROUP, ossia “gruppo musicale”) identificava quelle ragazze urlanti che seguivano i concerti dei loro idoli; ma già a partire dalla metà degli anni ’60 in contemporanea con l’ascesa delle grandi band tipo i Rolling Stones le groupie divennero le ragazze che accompagnavano in tournè le rockstar, condividendone la vita sregolata e le sfrenatezze sessuali, diventando vere e proprie componenti dell’entourage e, in qualche caso, anche fidanzate e poi mogli (come successe ad Angela Bowie).
Il termine Groupie però è limitativo perchè dietro questa figura vi era anche tutto un supporto emotivo verso le rockstar e incarnavano vari ruoli: amica, amante, confidente. Si concedevano liberamente da un punto di vista sessuale per cui non bisogna credere fossero delle prostitute da tour o degli accessori da backstage. Tanto che divennero delle vere e proprie star al fianco delle rockstar.
Il fotografo Baron Wolman pubblicò nel libro GROUPIES AND OTHER ELECTRIC LADIES (Acc Edition, in inglese) una serie di foto che vogliono raccontare la storia delle donne dietro alle groupie. Raccolse queste foto in un periodo di tre anni quando venne incaricato dalla rivista Rolling Stones di seguire in tour alcuni gruppi famosi.

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Le groupie arrivarono ad esprimere una vera e propria sottocultura, diventando delle icone di stile e di attitude. Marianne Faithfull iniziò la sua “carriera” come groupie di Mick Jagger per poi sganciarsi da questo ruolo e crearsi un cammino musicale e artistico individuale di tutto rispetto, riconosciuto ancora oggi. Per alcuni versi rappresentavano lo scardinamento dei valori borghesi che avevano retto la società del dopoguerra, e il riconoscere che c’erano donne cosi libere da questi vincoli da sentirsi anche libere sessualmente creava non poca polemica. Polemica che venne espressa anche da una parte femminista: le femministe consideravano le groupie come delle “prostitute sottomesse” (cit.). Una delle più note groupie, la famosa PennyLane rispose così: “ero una donna che faceva quello che voleva: e questo non è femminista?

Il numero di libri sulle groupie non è altissimo; per lo più sono biografie delle groupie più famose che raccontano le loro memorie, ma vorrei presentarne 3 in particolare modo: sono tre libri che ho avuto la fortuna (e la curiosità) di leggere perchè credo siano fondamentali per capire non solo il fenomeno ma per avere un quadro esaustivo di cosa sia stato e di cosa sia ancora il rock da un punto di vista culturale.

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GROUPIE, RAGAZZE A PERDERE
di Barbara Tomasino
ed. L’Epos
2003

E’ un interessante studio sul fenomeno delle groupie, diviso in tre parti: la prima parte del libro I set delle Groupie, l’autrice le inquadra  come fenomeno culturale, elencando i luoghi dove si muovevano; nella seconda parte  Rockculture: i simboli e l’immaginario analizza il look, lo slang, le necessità emotive e spirituali: nella terza parte, a mio avviso la più divertente, il Martirologio glorioso, un elenco delle più famose corredato di storielle piccanti e curiosità sul bel mondo di cui facevano parte.
Sicuramente un reportage originale e provocatorio scritto dalla Tomasino con molta passione.

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GROUPIE
di Jenny Fabian,
ed. Arcana
2004

Jenny Fabian è stata una famosa groupie, enel 1969 scrisse sottoforma di romanzo quella che era stata la sua esperienza nel mondo del rock, con le sue illusioni e le sue disillusioni. Della Fabian si innamorarono intellettuali e giornalisti e il libro ottenne ottime recensioni. L’Oxford English Dictionary le dedicò ben ventidue citazioni, trasformando il romanzo in un vero lessico anni Sessanta. Un libro che vale più come testimonianza – musicale, ma anche di costume – di un’epoca. L’utilizzo degli pseudonimi vuole tutelare la privacy dei rocker citati, e nell’edizione italiana  c’è un’ appendice che svela l’identità di almeno una trentina di protagonisti.
Nel 2013 la Fabian ha dato alle stampe anche una sorta di seguito intitolato ONE TOO MANY MORGNINGS (ed. Arcana) concepito come “romanzo a chiave” raffinato e maturo, certamente più meditato e profondo del suo scabroso predecessore.

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IO STO CON LA BAND. CONFESSIONI DI UNA GROUPIE
di Pamela Des Barres
ed. LIT
2006

La Pamelona è la mia groupie preferita, e forse è anche quella più famosa. Meno scioccante di altre in quanto a pratiche e attività (penso alle Plaster Caster, groupie che amavano portarsi a casa il calco in gesso del membro della rockstar di turno) ma tra tutte quella più fiera di essere considerata una groupie. Nata in un contesto borghese, la musica dei Beatles scardina completamente una vita che avrebbe proceduto su binari già noti.  Jim Morrison, Nick St. Nicholas degli Steppenwolf, Mick Jagger, fino ad arrivare al chitarrista più ambito di tutti, Jimmy Page dei Led Zeppelin col quale inizia una vera e propria relazione romantica.


Tra i meriti di Pamela c’è sicuramente quello fondamentale di aver reso noto ciò che accadeva all’epoca, senza inibizioni o falsi pudori, anche a  costo di essere additata come donnaccia: “Sto con la band è più di un resoconto di un epoca in cui si cresceva con la musica […] le donne non avevano parlato molto della propria sessualità fino a quel momento […] io mi sono divertita e l’ho fatto sapere alla gente. L’ho celebrato. Non che io abbia fatto niente di diverso da tutti gli altri in quel periodo – è solo che di tutto questo ho scritto”.

Un film che secondo me riassume bene quello che il rock degli anni ’70 rappresentava a livello di cambiamento sociale e culturale e la valenza delle groupie è ALMOST FAMOUS (Quasi Famosi) film del 2000 diretto da Cameron Crowe. Un film autobiografico che racconta la storia di un quindicenne giornalista in erba che decide di seguire in tour gli Stillwater per poterne scrivere degli articoli. Qui entra in contatto con il reale mondo che c’è dietro al rock, che perde gran parte del suo fascino quando il fan si avvicina troppo al sole dei suoi idoli, bruciandosi le ali come una sventata falena. Successo, soldi, vita on the road, donne facili, copertine, feste e droghe sono l’aspetto suggestivo ma virtuale della vita, quello che bisogna mostrare per soddisfare coloro che vivono dei miti altrui.
Questo film vinse l’oscar come miglior sceneggiatura originale, ma venne candidata Kate Hudson come miglior attrice non protagonista per il ruolo di Pennylane. Penny guidava un gruppo di ragazze groupie agli inizi degli anni ’70, le Flying Garter Girls (le Ragazze dalle Giarrettiere Volanti) dedite completamente alla causa che più che groupie vogliono farsi chiamare band-aids, in quanto l’espressione “aiuta complessi” rende appieno lo spirito che le anima, ossia sostenere moralmente e fisicamente i gruppi per dimostrare la loro gratitudine e devozione.

Sebbene lei abbia incontrato e amato uomini che facevano parte della leggenda del rock, le sue reali intenzioni nel conoscere quelle persone non erano il matrimonio, i soldi o un riconoscimento personale, Lo ha fatto semplicemente perchè la loro musica la toccava in un modo in cui nient’altro sarebbe riuscito. La sa ragione era pura e semplice. Forse è per questo che è riuscita ad incontrare e a stare in contatto con le persone che ammirava

 

 

 

 

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