«La musica pop spesso ti dice che va tutto ok, mentre il rock ti dice che non è affatto OK, ma tu puoi fare qualcosa per cambiarlo. Nel rock c’è sfida. La maggior parte della musica pop non ti fa nemmeno venire la voglia di uscire dal letto. Ti spinge a dormire». (Bono)

Numerosi artisti si sono espressi contro Trump sia durante la campagna elettorale che in seguito alla sua elezione. Attori del cinema, esponenti artistici e musicisti rock hanno espresso il loro disappunto con dichiarazioni o con un appoggio diretto alla campagna della Clinton.
Noi siamo la nuova resistenza” ha detto Bruce Springsteen durante il concerto di Perth del 23/01 per l’apertura del Summer Tour 2017. Resistenza alla nuova era che si è aperta con l’insediamento del nuovo presidente eletto Donald Trump alla Casa Bianca: il Boss ha fatto sapere che lui e la E-Street Band sostengono la Women’s March. «Siamo lontani da casa, ma i nostri cuori e i nostri spiriti sono con le tantissime persone, uomini e donne, che hanno marciato ieri in ogni città americana ma anche a Melbourne» ha detto Springsteen al pubblico della Perth Arena. «Si sono radunati contro l’odio, contro la divisione e a favore della tolleranza, dei diritti civili, della giustizia razziale, dei diritti LGBTQ, della parità salariale, di genere, a favore dell’assistenza sanitaria e dei diritti degli immigrati. Noi siamo con voi. Noi siamo la nuova resistenza americana».

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La posizione del Boss non è isolata: numerosi artisti si sono rifiutati di cantare alla festa per l’insediamento di Trump, tra i quali Adele, i Rolling Stones, gli Aerosmith, solo per citarne alcuni.
Roger Waters, di cui non si ha bisogno di riportare la biografia o la carriera, qualche giorno fa ha commentato l’elezione postando su Facebook il video della sua performance di “Pigs” durante un concerto del tour di The Walls in Messico con sotto scritto: “Messaggio da Roger Waters: la resistenza comincia oggi”

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Durante le elezioni era stata lanciata la campagna 30 days, 30 songs, una campagna promossa da 30 rappresentanti della musica internazionale che per i 30 giorni rimanenti alle elezioni avrebbero rilasciato una canzone creata appositamente per convincere gli elettori a non votare il biondo. Hanno iniziato i Death Cub For Cutie con Million Dollar Loan, seguiti poi dai Franz Ferdinand con Demagogue, seguiti da altri artisti (la lista competa la trovate qua).
In realtà io aprirei anche una parentesi sugli artisti temerariche sostengono Trump, ma senza darne giudizi personali o artistici (visto che uno di loro è anche probabilmente il mio regista preferito!): Clint Eastwood, che non c’è da stupire visto che è sempre stato di solide convinzioni repubblicane, e per la musica, prevedibili,  Kid Rock e Ted Nugent. Il buon Ted avrebbe dichiarato che Trump è “Dito medio alla politica attuale.”

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Il mondo musicale americano si sta mobilitando duramente contro Trump, e viene da chiedersi se si sta preparando quello che successe in Inghilterra negli anni ’80 con la RED WEDGE.
In Inghilterra, infatti, si era fatto più duro il confronto fra governo e parti sociali, con una sempre più montante avversione del mondo rock nei confronti della signora Margaret Thatcher: dopo le privatizzazioni, lo sviluppo del nucleare, i gravi disordini e scontri fra lavoratori e polizia  e la guerra nelle Falklands che avevano caratterizzato i primi anni di governo conservatore, si arrivò nel 1984 allo scontro frontale e durissimo fra 200.000 minatori (ma anche portuali e ferrovieri) e forze dell’ordine.
Molti artisti avevano già preso singolarmente posizioni precise contro i conservatori e la cosiddetta Lady di Ferro: Paul Weller, Billy Bragg, Elvis Costello e gli Smiths (“The Queen is dead“), e ufficialmente l’operazione “Cuneo Rosso” nacque ufficialmente come un vero e proprio movimento organizzato da musicisti di sinistra nel 1985 per l’esigenza di porre un freno alla durissima politica dei conservatori, e che aveva come obbiettivo il sostegno elettorale al partito laburista in vista delle elezioni del 1987. Il collettivo venne denominato “Red Wedge“, il cuneo rosso, come il nome di un bel quadro di Kandinsky. Fu un fenomeno culturale e musicale di spessore, che per un paio d’anni funzionò come un vero e proprio organismo di educazione e di coordinamento dei giovani a livello locale e come comitato di sensibilizzazione nei confronti delle ragioni del labour party di Bill Kinnock.
Alle elezioni del 1987, per la terza volta consecutiva, la Thatcher vinse le elezioni: la sconfitta del Labour Party e conseguentemente del Red Wedge, per quanto dura e senza appello, lasciò in ogni caso alcuni segnali positivi a livello sociale, a livello di coscienza politica e a livello culturale. 

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Ma arriviamo anche a parlare di libri. Ogni estate la Casa Bianca diramava la lista dei 5 libri consigliati da Obama, vorace lettore. Non per forza solo premi Pulitzer, ma anche libri di fantascienza, bestsellers e biografie. “Era dai tempi di Lincoln che un presidente non era guidato nelle proprie convinzioni dalla lettura e dalla scrittura, così come lo è Barack Obama“(New York TImes). Ebbene, il nostro bravo Barack ha lasciato un’altra lista di libri come consigli di lettura per gli americani poco prima di passare le consegne al biondo Trump. Una lista di 10 libri che impegna circa 89 ore di lettura e che invita gli americani a leggere di più e leggere meglio.
La trovate qua.
La lettura come forma di resistenza al brutto; la lettura per crearsi un’ autonomia di pensiero e esperienza emozionale che diventa pulsione vitale. I libri non cambiano il mondo ma offrono una chiave per interpretarlo e, forse, capirlo, e fare in modo che cultura e politica vadano insieme.

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