Nel mio caso francamente no. Non credo di aver mai desiderato di tornare indietro alla mia infanzia o alla mia adolescenza. Ci sono però alcuni capisaldi di quell’epoca che mi diverte ricordare, come svariati programmi televisivi che ritengo abbiano condizionato la nostra generazione. Ma vi ricordate le serie televisive di qualità imbarazzante che venivano propinate in quegli anni? E le loro sigle intramontabili? Le adoravo! Erano meravigliosamente scontate e rassicuranti; il buono senza macchia contro il cattivo senza cuore e l’invitabile lieto fine.

Vorrei passarle in rassegna tutte ma per questo ci sarà tempo. In questo post parlerò solo di una di esse ma, soprattutto, del personaggio protagonista della serie: La casa nella prateria e Laura Ingalls Wilder.

Il telefilm, prodotto tra gli anni ’70 e ’80, è stato tratto dalla serie di romanzi per ragazzi Little House on the Prairie di Laura Ingalls Wilder e racconta le vicende parzialmente autobiografiche della stessa Laura (interpretata da Melissa Gilbert) e della sua famiglia, ambientate nel paesino di Walnut Grove, nel Minnesota del XIX secolo. Lasciatemelo dire: il trionfo del buonismo e del politically correct… la famiglia modesta ma perfetta, con genitori moderni per l’epoca (un po’ diversi dal racconto della vera Laura), figli bravi e responsabili che fanno chilometri in mezzo alla prateria per andare ogni giorno nella scuola del ridente paesino, ma nello stesso tempo aiutare il più possibile la mamma con i fratellini più piccoli, le piccole battaglie, ovviamente sempre vinte, con le donne irrimediabilmente stronze della famiglia Oleson, i ricchi proprietari dell’emporio del paese, il sorriso sul bellissimo viso della sorella maggiore Mary (interpretata da Melissa Sue Anderson, la sorella di Richard Dean Anderson… MacGyver!!!!) che non se ne va nemmeno quando diventa cieca…

Assurdo vero? Eppure allora era una serie di grande successo e io stessa la trovavo rilassante, anzi mi piaceva proprio e Laura, alla fine, era pure simpatica. Sicuramente è un soggetto che oggi non verrebbe nemmeno preso in considerazione ma bisogna comunque non dimenticare che nel periodo in cui è stato creato, La casa nella prateria era un buon prodotto, ricercato e per niente dozzinale, tenendo anche conto del fatto che era una serie in costume.

Quello che però mi ha sempre affascinato di questa serie è la protagonista: provate ad immaginare questa ragazzina, nata nel 1867 in una famigliola modesta ed itinerante in luoghi sperduti dell’ovest degli Stati Uniti, priva di una scolarizzazione regolare che con la costanza e (mi piace immaginare) con il sostegno della famiglia diventa insegnante, pur dovendo interrompere la carriera a causa del suo matrimonio nel 1885 con Almanzo Wilder, in quanto negli USA di allora alle donne sposate non era permesso insegnare. E lei che fece? Si reinventò scrittrice e addirittura articolista in alcuni giornali locali. E non credo sia un caso che la figlia Rose, nata nel 1886, nonostante l’indigenza dei genitori e una grave forma di depressione, divenne una delle donne più intellettualmente attive ed alternative (scrisse per anni per un giornale dedicato alle persone di colore) ed un esponente politico tra i più moderni degli inizi del ‘900 (è considerata uno dei personaggi più influenti del Libertarianismo americano).

Se siete interessati ad approfondire la storia di Laura Ingalls e de La casa nella prateria potete, tra i vari siti dedicati, visitare il sito http://littlehouseontheprairie.com/, dove sono anche pubblicate delle meravigliose fotografie di Laura e delle sorelle Ingalls.

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