Allora, preliminarmente dichiaro che questo post trasuderà snobismo e potrà essere tacciato di intellettualismo sterile, ma dato che non ambisco a ingraziarmi il favore di alcuno, facciamocene tutti quanti una ragione e procediamo….

Il punto che vorrei sollevare è il seguente: serve (ancora) il critico di professione?

Avete capito, quel tipo che spande in tutte le direzioni la sua profonda conoscenza della materia letteraria [1], che alza il sopracciglio se confondete Henry Roth con Philip Roth e che, per chiare qualità intellettuali (secondo lui) o per botta di culo più amicizie e/o famiglia giusta (più probabilmente) è riuscito a trovare lavoro come recensore di libri.

Eh, sì, proprio lui, il “critico”, spocchioso e borioso, antipatico e supponente, che si diletta di stroncare le opere non di suo gusto e che può decidere del fato di un libro con un semplice pollice verso.

Per fare qualche esempio dall’altro lato dell’oceano [2], è famoso il nome di Harold Bloom [3], professore emerito a Yale, estensore del “Canone Occidentale” [4]. In questa opera dall’alto della sua saggezza Harold ci dona LA lista di 26 autori che sono il massimo della letteratura. Bloom passa la vita a leggere e polemizzare con chiunque contesti le sue scelte, sprezzante e  tranchant nei suoi giudizi inappellabili, specie verso gli autori contemporanei. [5]

E un altro nome celeberrimo tra lettori e scrittori è quello della critica letteraria del New York Times Michiko Kakutani, posizione che mantiene ormai da oltre 30 anni. Le sue stroncature sono leggendarie: da Franzen (Zona disagio è “un odioso autoritratto dell’artista da giovane asino), a Safran Foer (Molto forte, incredibilmente vicino è“un romanzo di maniera e irritante). E così Michiko si è guadagnata attestati di stima quali “The stupidest person in New York” (Jonathan Franzen), “A weird woman” (Salman Rushdie) e “a one-woman kamikaze” ( Norman Mailer). [6]

In effetti l’idea di dipendere dai giudizi unilaterali e a volte incomprensibili di questi oracoli culturali può perplimerci. Davvero abbiamo bisogno di professori o professorini per dirci quali libri vale la pena di leggere?

A questo aggiungiamo la disponibilità ormai immediata di accedere ad immensi database dedicati ai libri, dove ogni lettore può lasciare la propria recensione e dove il giudizio finale del libro è dato dalla somme delle valutazione di tutti i lettori, senza distinzioni di censo, titoli accademici o supponenza. [7]

Insomma, una valutazione democratica e oggettiva che sicuramente ha basi più concrete e comprensibili delle complicate analisi di super-geni rinchiusi in torri d’avorio, vero?

A questo proposito Andrea Cortellessa scrive

Il crollo dell’intermediazione, col conseguente odio per le élites culturali così tipico del nostro tempo, è un fenomeno del quale le nuove tecnologie digitali, e le loro pratiche sociali, sono state insieme effetto e concausa. ” [8]

Beh, forse questa intermediazione non era poi così necessaria se sta crollando così facilmente, verrebbe da dire…

Però, no, io credo invece [9] che il critico letterario professionista sia non solo prezioso, ma assolutamente necessario!

Consideriamo i migliori titoli dalle classifiche dei diversi siti:

  • su Anobii (che è il mio social preferito, ma per altre ragioni su cui mi dilungo sotto [10]) abbiamo il “Piccolo Principe” con 40639 lettori con una media di 4.5 stelle e “Novecento” di Baricco [11] con 18522 lettori e 4.5 stelle. Interessante è il caso di “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati (Premio Strega 2016) che ha 757 lettori, ma una media di 0.5 stelle! Pare che di recente si siano moltiplicati profili “fasulli” con il solo scopo di stroncare questo libro e anche il Premio Strega 2015  (“La ferocia” di Nicola LaGioia)! Sembra che anche sui social la critica non sia del tutto oggettiva…
  • su Amazon al momento il primo libro con 5 stelle (su 52 recensioni) nella sezione “Letteratura” é “Il mondo di Beatrix Potter”, al secondo posto “Il cubo di Ruby” con 4.9 stelle (su 104 recensioni). Ho avuto il serio timore che si trattasse di una biografia della nipotina di Mubarak (con un errore di battitura nel titolo): invece no, per fortuna! [12]
  • su Ibs.it al primo posto in “Letteratura Contemporanea” c’è Chiara Gamberale (4.92 stelle).
  • su Feltrinelli.it nella sezione “Letteratura” tra i molti libri con 5 stelle troviamo “I Medici. Una regina al potere” (da cui è stata tratta la fantastica [13] serie TV di RaiUno) e “L’ora o il mai più. Pensieri liberi di uno psicoterapeuta”.
  • e questi sono i migliori libri di tutti i tempi secondo GoodReads: ora, io adoro alla follia Calvin & Hobbes, però….

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Insomma, avete capito: è evidente che il numero di stelle di un libro non può essere considerato un parametro per valutarne la qualità, specie se possono essere date da chiunque in qualunque contesto e per qualunque motivo…..

Il tempo è poco, il numero di libri è spropositato e il problema di come trovare le pagine che si meritano il nostro tempo, la nostra attenzione, il nostro amore rimane: e io credo che nessun algoritmo ideato nella Silicon Valley potrà mai aiutarci.

E quindi della critica fatta da chi la fa per lavoro abbiamo ancora assolutamente bisogno; abbiamo bisogno di qualcuno che si faccia carico dell’immane impresa di selezionare le perle nel gigantesco ammasso dei miliardi di pagine scritte ogni giorno. Forse, dovremmo cercare di conoscere meglio i singoli critici, capire i loro gusti individuali, la loro personale idea di letteratura. E una volta trovato un recensore con il quale concordiamo, lei/lui potrà divenire il nocchiero che ci impedisce di perderci nell’oceano infinito dei libri pubblicati.

Chiudo citando ancora Cortellessa

Oggi la grande critica letteraria, come l’abbiamo conosciuta nel Novecento, è morta. Ma, se continuiamo a parlarne, vuol dire che non è ancora sepolta. […] Che ce ne sia un gran bisogno, però, non è una pia speranza: è una constatazione che può fare chiunque viva nel tempo presente.” [8]

Note

[1] ma non solo, dato che, mutatis mutandis, il discorso è valido anche per il critico cinematografico, il critico musicale, il critico gastronomico, il critico artistico e il critico delle relazioni interpersonali (ma questo forse no!).

[2] così da non rischiare di parlare male di qualcuno troppo vicino a noi.

[3]   http://www.rivistastudio.com/standard/harold-bloom-contro-tutti/

[4] http://www.amazon.it/canone-occidentale-libri-scuole-delle/dp/8817023558/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1488984680&sr=1-2

[5] per chi volesse conoscerlo meglio….

http://www.rivistastudio.com/standard/harold-bloom-contro-tutti/

http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-canone-americano-di-harold-bloom/

[6] http://www.theguardian.com/books/booksblog/2008/may/01/dontmesswithmichikokakutan

[7] Anobii, Goodreads, Amazon, Feltrinelli e migliaia di altri siti forniscono dati su ogni libro al quale siamo interessati.

[8]  http://www.leparoleelecose.it/?p=26444

[9] si era capito fin dall’inizio, vero??

[10] io vado ogni giorno su Anobii, ma non per trovare giudizi sui libri, ma per mantenermi in contatto con altri amici lettori. Lì ho conosciuto persone favolose, ne ho compreso gusti e preferenze e, soprattutto, ho ricevuto consigli di letture preziosissimi ed introvabili in altri luoghi. La scoperta di Pynchon, Cartarescu, Stefansson, Foster Wallace e altri miei autori adorati la devo totalmente ai consigli dei fantastici anobiiani!

[11] e anche questa volta abbiamo citato il nume tutelare (al contrario!) di Libri Alla Polvere!

[12] “Ruby è un cane che ha vissuto 8 anni in canile ed è stato infine adottato da una famiglia. È presidente di una pagina Facebook (a) con 58.000 utenti e oggi ha scritto la sua autobiografia. Perché la vita, vista dai suoi 60 cm di altezza, adesso non è poi così male”. E poi parlano male degli scrittori che scrivono come dei cani! (b)

                    (a) si può essere “presidenti” di una pagina Facebook?

                   (b) spero apprezzerete il sacrificio che ho compiuto per questo post. Da oggi Amazon mi bombarda con consigli di lettura dedicati ad autobiografie di cani!

[13] credo si capisca che sono ironico, vero?

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